CANEPINA

 Comune di Canepina


 Museo delle Tradizioni Popolari
Largo Maria de Mattias 7
(Ex Convento dei Carmelitani)
Tel.0761/327677


 Pro Loco di Canepina


Vantaggio del Comune:
Ingresso Museo delle Tradizioni Popolari Sconto 5%


Il comune di Canepina, sorge alle falde dei monti Cimini in provincia di Viterbo, in una conca coperta da un manto boscoso creato da castagneti a distesa, che danno ottimi marroni. Non a caso è qui che si svolge la rinomata Sagra della castagna. Il nome si riferisce all'attività svolta in loco nel periodo medioevale: ossia la coltivazione della canapa. Il paese conta 3.095 abitanti (Canepinesi). I reperti archeologici testimoniano che Canepina è abitata fin dal tempo degli etruschi, che scelsero questa conca boscosa, irrorata da corsi d'acqua e protetta dalle intemperie, per insediarvisi

La Storia in breve...

Intorno alla metà del XI sec. con l’approvazione o comunque con il tacito consenso del Papa Leone IX, la potente famiglia Di Vico, Ufficiali Prefetti di Roma, fa costruire un castello su un’altura, per vigilare sulla piana del Tevere, da dove si temevano attacchi offensivi. Intorno vivevano accampati ai margini della Selva Cimina, pastori e contadini; i quali favorirono la costituzione di una vera e propria comunità. Non a caso le due vie più antiche del paese, si chiamano via Castello e via Di Porta Piagge, (da Piaggia, incrocio tra il latino plaga, regione, e il greco, plagìa, versante), luogo disposto in pendio. Nel 1154 il castello viene acquistato da Adriano IV divenendo così  patrimonio di S. Pietro.Il terreno ricco di acque favoriva la coltivazione della canapa e canapine si chiamavano genericamente tutti i terreni irrigui, adatti alla coltivazione di questo vegetale e così il luogo si chiamò Canapina fino al 1600. Fu una cattiva trascrizione, evidentemente, in qualche documento importante che mutò il nome, da Canapina in Canepina.

MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI

Il Museo Delle Tradizioni Popolari di Canepina occupa una buona parte dell’antico convento dei frati Carmelitani. L’intero ciclo di pitture murali, che ornano le lunette e i pennacchi del chiostro, è databile tra il 1610 e il 1627 e sono visibilmente tre i maestri attivi nei tre bracci del chiostro, tutti della scuola di Giuseppe Sebastiani da Macerata, che operava per conto del Cardinale Odoardo Farnese, nell’omonimo Palazzo della vicina Caprarola. L’espressione artistica e i contenuti sono quelli dettati dal Concilio di Trento,1545 – 1563: si dovevano adornare i chiostri dei conventi e dei monasteri, con le storie dei santi più rappresentativi dei rispettivi Ordini; l’iscrizione di didascalie doveva illustrare l’episodio, che, comunque, doveva essere di facile lettura; e le singole scene dipinte dovevano mostrare il Santo vicino alla gente comune, immerso nei fatti del quotidiano. Altri dipinti emersi sono databili a metà del 1700 e sono del Viterbese Domenico Corvi. Insomma, è stato portato alla luce un patrimonio di arte, di cultura e di storia, che merita essere osservato, per sentirne in noi l’intimo colloquio in cui ci porta e le vibranti sensazioni che in noi produce.

 

INOLTRE AMMIRANDO CANEPINA…

 Passeggiando per le vie di Canepina, soprattutto nel centro storico, ci si accorge fin da subito della ricchezza di monumenti e di Chiese presenti, risalenti al medioevo. Tra essi ricordiamo soprattutto: il Castello degli Anguillara, costruito intorno al XIV secolo, il Palazzo Farnese, eretto nel XVI secolo e attualmente sede degli uffici comunali. La Chiesa della Madonna del Carmine, al cui interno si possono ammirare dipinti e affreschi del Quattrocento. La Chiesa di S. Maria Assunta costruita nel medioevo ma rimaneggiata nel XV-XVI secolo. La Chiesa di S. Maria delle Grazie, piccola chiesetta risalente al periodo rinascimentale addossata a uno scosceso pendio. Il Museo delle Arti e Tradizioni situato nei locali dell’ex convento dei Carmelitani ospita numerosi oggetti dell’antica tradizione: aratri, zappe, telai e tanti altri strumenti ormai in disuso. Infine non si deve dimenticare l’antica Chiesa di Santa Corona soggetta col passare del tempo a successivi deterioramenti. Grazie all’importante opera di restauro sostenuta dai Comitati di Santa Corona, essa ci tramanda ancora oggi quei valori che altrimenti sarebbero andati perduti.