BLERA

Comune di Blera


 Pro Loco di Blera
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Le prime testimonianze archeologiche presenti sul territorio di Blera risalgono al periodo neolitico e vanno a mano a mano aumentando tra XI e X sec. a.C.. La nascita di una entità urbana più propriamente organizzata va collocata tra l’ VIII ed il VII sec. a.C., probabilmente in seguito alla fusione, in un unico centro, di alcuni villaggi minori preesistenti. Il momento di maggiore prosperità del centro etrusco può essere collocato tra il VII ed il V sec. a.C., come ben testimoniano le numerose necropoli che lo circondano. Durante la colonizzazione romana la città accrebbe la sua potenza politica ed economica, grazie al passaggio della consolare Clodia che, a partire dal III sec. a.C., attraversava il municipium di Blera. La città divenne sede vescovile probabilmente verso la fine del V secolo d.C.ed ebbe sedici vescovi, il primo dei quali, secondo la tradizione, fu S.Vivenzio, a cui i blerani tutt'oggi sono particolarmente devoti. Sull'origine del primo vescovo blerano e sulla presenza dell'altro e più antico santo, S.Sensia, che però non ebbe la stessa fortuna presso la popolazione locale, rimandiamo all'esauriente studio del prof. Mantovani.Certo è che Vivenzio dovrebbe risultare  cronologicamente anteriore al primo vescovo  documentato per Blera, e cioè Massimo, che sottoscrisse in vari sinodi, da quello del 487 sotto papa Felice III (483-492), fino a quello del 504 sotto papa Simmaco (498-514). L'ultimo vescovo citato in un documento del 1080 è Gisilberto, dopo il quale le fonti tacciono fino al 1093, quando la diocesi venne unita a quella di Toscanella (Tuscania), e con questa a Viterbo, ad opera di Urbano II nel 1192. Durante il VII e l'VIII secolo Blera, per la sua posizione di confine tra il Ducato Romano ed il territorio sotto il dominio dei Longobardi, dovette subire notevoli devastazioni e saccheggi. Nel 607, al momento del riassetto dei confini, apparteneva al Ducato Romano; nel 739 fu conquistata da Liutprando e quattro anni dopo, fu donata dallo stesso a papa Zaccaria, costituendo, con Sutri e Gallese, il primo nucleo del Patrimonio di S.Pietro nella Tuscia, che poi diverrà Stato della Chiesa. Nel 772 Blera fu assediata e distrutta da Desiderio e due anni dopo fu restituita al papa da Carlo Magno,ed ancora tale possesso è confermato,nel 1020, in un documento di Enrico II. Dal 1093, con la soppressione della diocesi tramite l'unione a Toscanella, fino a tutto il XIV secolo, si segnalano tutta una serie di atti dei pontefici tesi a riaffermare costantemente e con fermezza tale cambiamento, concedendo altresì, come contropartita, vari privilegi, dimostrando in questo modo un  certo disagio per una situazione forse non del tutto accettata dal clero locale. Dalla metà del XIII secolo a tutto il XIV, Blera è parte delle sorti della famiglia dei di Vico. Questi seguono le alterne vicende della lunga lotta tra Papato ed Impero, in particolare durante il periodo federiciano. Principalmente di parte ghibellina, i di Vico furono costretti dagli eventi a restituire Blera e poi a pagarne il censo alla Camera Apostolica. Agli inizi del XV secolo, Bonifacio IX concesse Bieda alla famiglia degli Anguillara, per ricompensarli di alcuni servigi resi. Nel 1465 scoppiarono alcuni contrasti tra i signori di Bieda e Paolo II; approfittando della lite, i biedani chiesero al pontefice di poter essere amministrati direttamente dalla Camera Apostolica. Il papa accettò tale richiesta confermando, inoltre, tutta una serie di privilegi. La conferma di tale possesso e delle relative concessioni fu mantenuta in tutta una serie di documenti dei pontefici successivi: di questi si conserva, nell'Archivio di Blera, la copia di un Breve di Sisto IV del 1471. La situazione si mantenne inalterata fino a quando, nel 1516, Leone X concesse Blera ad estinzione di un debito di cinquemila ducati per favori resi, a Lorenzo degli Anguillara di Ceri, ramo collaterale dell'antica famiglia comitale romana, ed ai suoi successori. Nel 1546, a Lorenzo successe Lelio, unico figlio sopravvissuto, e che aveva intrapreso la carriera ecclesiastica. Questi ebbe il merito di aver fatto redigere il secondo statuto blerano, in volgare, e di aver stipulato, nel 1564, l'importante pace con i barbaranesi, stabilendo i termini confinari tra i due territori. Estinguendosi con Lelio la linea degli eredi legittimi, nel 1572 Blera tornò alle dirette dipendenze della Camera Apostolica, rimanendo sotto il governo pontificio fino al settembre del 1870, con l'unione al Regno d'Italia. Per ciò che riguarda il nome "Blera", nei testi e documenti latini fin verso il Mille si trova con una certa costanza. In un documento del 1020 è rintracciato un "Pleda", mentre nel Regesto Farfense si ritrova un "Benedictus aepiscopus de Bleda" nel 1048; infine è del 1158 la testimonianza dell'aggettivo "Bleidanus".  Tutto ciò lo si deve all'influenza dell'espressione volgare sulla grafia latina che dall'etrusco Phlera porta a Bieda, accettata nella lingua italiana come nome ufficiale della città, fino al 16 agosto del 1952, quando il Comune, con D.P.R., riprende l'antica denominazione di Blera .