CORCHIANO

Comune di Corchiano


Pro Loco di Corchiano
 Vicolo Ridolfi 2


Vantaggio del Comune:
Ingresso ai Monumenti Naturali e Oasi WWF
Pian Sant’Angelo 
Sconto 30%
Fornitura gratuita di pubblicazioni di carattere storico e archeologico


La comunità di Corchiano, in provincia di Viterbo, si trova tra la Media Valle del Tevere e le pendici dell’antico vulcano Cimino, tra Roma e il capoluogo viterbese. Si tratta di un insediamento di circa quattromila abitanti, immerso nel paesaggio rurale dell’Agro falisco e delle forre. Il territorio presenta caratteri prevalentemente agricoli. Molto diffuse le colture intensive del nocciolo, della vite e dell’ulivo. Nei fondovalle, solcati da numerosi corsi d’acqua, prevalgono caratteri naturalistici, come del resto testimoniato dai due Monumenti naturali di Pian Sant’Angelo e delle Forre. Profonde e aspre incisioni provocate dall’erosione degli strati geologici di origine vulcanica, le forre hanno nel tempo determinato la crescita degli insediamenti urbani e orientato i tracciati stradali.

Da un punto di vista storico e letterario, questo territorio è la culla dei "canti fescennini", componimenti di carattere goliardico e pungente, declamati in particolare durante le feste del raccolto. Secondo Livio, i fescennini non sarebbero altro che un’espressione di poesia popolare, caratterizzata da dialoghi rozzi e disarmonici, che egli paragona alla prima drammaturgia romana. Della loro derivazione da "Fescennium", forse l’antica Corchiano, e della loro esecuzione durante le cerimonie nuziali, scrivono anche grammatici e commentatori come Festo, Servio e Porfirione.

Archeologia e storia

Via Amerina, dopo la conquista romana della nazione falisca nel 241 a.C., a 6 miglia dall’antica capitale Falerii Veteres, i romani fondarono Falerii Novi, una città dotata di un regolare impianto urbanistico imperniato sul cardo e decumano, sviluppando un percorso stradale che riutilizzava tratti di una viabilità più antica e che nel corso dei secoli avrebbe caratterizzato l’Agro falisco: la via Amerina. La strada ebbe rilevanza commerciale, considerate la vicinanza del Tevere e la presenza nel territorio di pascoli, legname, argilla e laterizi. Nell’altomedioevo, con il consolidamento della presenza longobarda nella penisola, la Via Amerina divenne strategica poiché assicurava il collegamento tra Roma e l’Esarcato bizantino di Ravenna. Le sue caratteristiche tecniche sono quelle di una classica strada romana: il lastricato (pavimentum) è convesso al centro e inclinato verso un lato per convogliare le acque nelle canalette sotto i marciapiedi (crepidines), delimitati da una fila di blocchetti di basalto (margines). Per ridurre la fatica e i tempi di lavorazione, i materiali da costruzione venivano trasportati da cave vicine al cantiere, mentre per il sollevamento e la posa in opera potevano essere impiegate le machinae tractoriae. Sotto la direzione di un comandante del genio militare (praefectus fabrum) o di un architetto, lavoravano tagliapietre (lapidarii), sterratori (dolabrarii), cavatori (metallarii), carpentieri (tignarii), fabbri (fabri), muratori (structores) e tanti altri artigiani, spesso provenienti dall’esercito. Il loro lavoro, secondo la definizione di Vitruvio, era destinato ad summam vetustatem.

Tagliate viarie preromane

Le caratteristiche geomorfologiche del territorio falisco favorirono nell’antichità preromana lo sviluppo di una viabilità caratterizzata dalle tagliate o vie cave, corridoi profondamente scavati nel naturale banco tufaceo. Esempi sono le tagliate di sant’Egidio o della Cannara, della Spigliara, che congiungeva l’antico abitato di Corchiano con Falerii Veteres (odierna Civita Castellana), e della Cavaccia.

Acquedotto e diga di Ponte del Ponte (secc. IV-III)

Con la conquista romana dell’Agro falisco venne avviato un generale programma di riorganizzazione che coinvolse anche Corchiano e il suo territorio. Il sito di Ponte del Ponte, a nord di Corchiano, s'inserisce in questa fase. Si tratta di una monumentale struttura in opera quadrata realizzata, da un lato, per sostenere lo speco di un acquedotto e, dall’altro, per creare, con lo sbarramento del Rio della Tenuta, un serbatoio artificiale d’acqua per usi agricoli. Insediamenti simili tuttavia erano diffusi intorno a Corchiano: lungo il Fosso di Fustignano, a sud di Corchiano, è possibile leggere l’iscrizione rupestre in caratteri latini che ricorda l’opera di riqualificazione del territorio da parte di C. Egnatius.

Tombe del Capo e delle Maschere (350-240 a.C.)

Tra Rio della Tenuta e Fosso delle Pastine, a breve distanza da Ponte del Ponte, sono situate due tombe rupestri con portico in facciata e camera funeraria sottostante, caratterizzate da una colonna centrale.

Tombe presso Santa Maria del Soccorso (350-240 a.C.)

Il fenomeno dell’influenza etrusca a Corchiano, riconducibile a una forma di colonizzazione da parte di Norchia, è testimoniato dalle tombe rupestri con portico esterno e camera funeraria sottostante. Due degli esempi più significativi di questo tipo si conservano nei pressi della chiesa rinascimentale di Santa Maria del Soccorso. Originariamente la facciate erano arricchite da una coppia di colonne tuscaniche che inquadravano la rappresentazione di una finta porta sul fondo della parete esterna, richiamando le forme dell’architettura domestica.

La città di Fescennium e i versi fescennini

In questo territorio sono venuti alla luce i versi fescennini, componimenti di carattere goliardico e pungente declamati in particolare durante le feste del raccolto. Gli spettacoli dal contenuto licenzioso e diffamatorio si svolgevano in un clima eccitato e coinvolgente, interpretati da personaggi mascherati che danzavano in preda ai fumi delle abbondanti libagioni. Secondo Livio i fescennini non sarebbero altro che una caratteristica espressione di poesia popolare, caratterizzata da dialoghi rozzi e disarmonici, che egli paragona alla prima drammaturgia romana. Della loro derivazione da Fescennium, forse l’antica Corchiano, e della loro esecuzione durante le cerimonie nuziali, parlano anche Festo, Servio e Porfirione. L’antica arx falisca, dopo essere stata definitivamente conquistata dai romani nel 241 a.C., torna a essere un insediamento umano e produttivo nel periodo compreso tra la caduta dell’Impero romano e il fenomeno dell’incastellamento.

Il "Castrum Corclani", la Rocca e il paesaggio delle Forre

 L’età medievale, L’antica arx falisca torna a essere un insediamento umano e produttivo nel periodo compreso tra la caduta dell’Impero romano d'occidente e la nascita dei castelli e dei villaggi fortificati.Nel quadro del riordinamento del Patrimonio di San Pietro, il pontefice Gregorio VII avrebbe assegnato in feudo il territorio di Corchiano a Ranieri di Farolfo. Questi, intorno al 1100, avrebbe fatto edificare la Rocca e i castelli di Cenciano e Castellaccio. Il Castrum Corclani tra il XIII e il XV secolo si lega alla famiglia degli Orsini, che, con Paolo, ne resta feudataria fino al 1472. In questo periodo il borgo cresce in dimensioni e abitanti (circa 200 nel 1416).

Il borgo e la Rocca dei Farnese

La struttura urbanistica e architettonica del borgo rappresenta la più importante testimonianza del periodo medievale, sebbene la chiesa romanica di San Valentino e la Rocca siano state demolite rispettivamente nel 1876 e nel 1979. Della Rocca è restato un solo torrione, situato a sud, al di sopra del Giardino urbano della Sperella. Fino agli anni Settanta del Novecento, infatti, il borgo e in particolare Piazza IV novembre erano dominati dalla presenza dell’imponente Rocca. Accessibile mediante un ponte, la Rocca presentava un ampio piazzale interno introdotto da un arco e delimitato da muri di protezione. Sopra il piano nobile, la cui facciata era impreziosita da due belle bifore cinquecentesche, si accedeva con una scala a chiocciola alle mura merlate, a picco sul Rio Fratta. Al di sotto della grande sala di rappresentanza erano le scuderie e i magazzini. Tuttavia, nella piazza principale del centro storico, del periodo farnesiano rimane conservata e restaurata una fontana a cannelle, caratterizzata dal ripetersi dello stemma farnesiano del giglio.

L’età moderna e la baronia dei Farnese (1539-1649)

Nella prima età moderna, il feudo prima di essere assegnato ai Farnese passa alla Reverenda camera apostolica, al cardinal Guglielmo d’Estouteville e all’Ospedale di Santo Spirito in Saxia. Nel 1538, proprio dal Santo Spirito, la Camera apostolica riceve Corchiano, Borgo San Leonardo, Vallerano, Fabrica e la tenuta della Fallarese. L’anno successivo, questi territori, con l’aggiunta di Sant’Elia, Vignanello e Carbognano, vengono uniti alla Contea di Ronciglione e con essa assegnati a Pier Luigi Farnese, figlio del pontefice Paolo III (1534-1539). Pertanto Corchiano fino al 1649 è parte del Ducato di Castro, importante compagine politico-amministrativa cuscinetto tra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana. Dopo essere tornata una comunità soggetta unicamente allo Stato pontificio, nel 1870 entra infine a far parte del nuovo Stato unitario italiano.

I Monumenti naturali e la tutela della biodiversità e dei beni comuni

Monumento Naturale Forre di Corchiano

Il Monumento naturale delle Forre con i Giardini urbani della Sperella e del Ritello, istituito nel 2008 con Decreto del Presidente della Regione Lazio, il Monumento naturale delle Forre, esteso per 44 ettari lungo il Rio Fratta, un affluente del Tevere, costituisce il nucleo della coscienza collettiva comunitaria, uno scrigno di storie, memorie e saperi, ma soprattutto un patrimonio di biodiversità come di bellezze naturalistiche e di testimonianze del passato: cavernette preistoriche e protostoriche, necropoli e tagliate viarie falische, antiche mole, una centrale idroelettrica in funzione fino ai primi anni Sessanta del Novecento. Al di sotto del centro storico, sono due Giardini urbani: il Giardino della Sperella, situato a sud tra il borgo e il Rio Fratta, e il Giardino del Ritello, a nord, a ridosso del costone tufaceo e dell’ex mattatoio, divenuto Teatro Il Fescennino, importante luogo di produzione e diffusione della cultura.

Monumento naturale e Oasi WWF di Pian Sant’Angelo

Il Monumento naturale di Pian Sant’Angelo, istituito nel 2000 con decreto del presidente regionale, si estende per 262 ettari nei Comuni di Corchiano e Gallese, in un territorio noto come Agro falisco. Si tratta di un’area rilevante dal punto di vista naturalistico, soprattutto per la diffusa presenza di forre, di diversa dimensione e profondità. Queste rappresentano spesso degli ambienti ancora molto selvaggi che attraversano territori a forte vocazione agricola. Il territorio dell’area protetta è costituito per circa 2/3 da aree agricole e per 1/3 da boschi. Rilevante poi il paesaggio agricolo antico, conservato con tutti i suoi elementi tradizionali, come siepi e alberi isolati, particolarmente importanti per la tutela della biodiversità. L’area è molto importante anche sotto il profilo archeologico: si possono infatti osservare i ripari del paleolitico, i monumentali resti dell’acquedotto falisco-romano detto “Ponte del Ponte”, le necropoli del periodo falisco, in particolare la Tomba del Capo, e testimonianze della Via Amerina.