VIGNANELLO

Comune di Vignanello


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arco del vignola giardino ruspoli

Vignanello è centro abitato di circa 5000 abitanti della provincia di Viterbo che sorge sulle pendici collinari del Cimino e si sviluppa verso la valle del Tevere; era il centro abitato piu' settentrionale dell'Agro falisco, collocato sul pianoro del Molesino in una posizione ben difendibile e vicino a due corsi d'acqua. Varie sono le versioni, più o meno leggendarie, circa le sue origini. Nei documenti antichi il suo nome latino è Julianellum, successivamente volgarizzato in Giulianello, Giugnanello, Ignanello e quindi Vignanello. Gia' dalla fine del VII e fino al IV secolo a. C. l'insediamento era ben inserito in un sistema di vie di comunicazione rivolte tanto all'entroterra quanto alla valle del Tevere. Oltre ad una classe aristocratica, era presente un ceto legato ai commerci e alle importazioni. A partire dalla prima metà del III secolo a. C. inizia una progressiva decadenza di questo centro falisco, del quale si ignora ancora oggi il nome, che ben presto sara' assorbito dalla crescente potenza di Roma, come del resto accadra' a tutto il territorio. Dopo la caduta di Roma, Vignanello rimase sotto il dominio della Chiesa fino al 604 d.C.. Piu' tardi (853 d.C.) fu governato da monaci benedettini che, sempre secondo la tradizione, avrebbero edificato l'antica rocca; successivamente, nel 1169, veniva tolto ai pontefici da Federico Barbarossa che lo donava alla citta' di Viterbo. Alla fine del XII secolo, il castrum di Vignanello apparteneva al vasto contado di Viterbo, ma dopo anni di aspre lotte, nel 1228, i Prefetti di Vico lo tolsero ai Viterbesi, che in quest'occasione ne demolirono la rocca. Nel 1254 Vignanello viene dato in feudo alla famiglia Ildebrandina dei Signori di Bisenzio e per questi ultimi e' governato da Orso Orsini. Nei secoli successivi Vignanello, oggetto di aspre contese fra le varie famiglie, citta' e istituzioni, non ebbe mai un governo stabile, vi furono rivolte, assedi, battaglie, fino a che nel 1531, papa Clemente VII lo concesse in feudo perpetuo a Beatrice di Pier Bertoldo, del ramo di Latera della famiglia Farnese. Alla morte di Beatrice Farnese, le succede nel governo del feudo la figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti. Papa Paolo III conferisce loro il titolo comitale ed il castrum di Vignanello viene cosi' eretto a contea. Nell'agosto del 1538 Sforza viene assassinato e l'anno successivo Ortensia, gia' madre di Alfonso e Beatrice Marescotti, sposa Girolamo dei Conti di Marsciano. Nel 1545 Ortensia e' di nuovo vedova, governa da sola Vignanello fino al maggio 1549, quando sposa il Conte Ranuccio Baglioni. Anche questo matrimonio non ha lunga durata. Nel 1553, durante le opere di scavo del fossato attorno alla rocca, i vassalli, esasperati dalle angherie perpetrate dal conte che li costringe a lavorare "tutto il di' senza darli un bicchier d'acqua", ordiscono una congiura e la mattina del 18 settembre Ranuccio Baglioni viene assassinato mentre insieme ad un servo si reca a controllare lo stato dei lavori. Per Vignanello arriva un periodo assai critico, anni di commissariamento con processi ed esecuzioni. Ortensia muore nel 1582, lasciando erede universale il figlio Alfonso Marescotti. Si susseguono diversi processi fra la comunita' di Vignanello e Alfonso, che "non osserva ne intende osservare statuti o legge o vero consuetudini ma ogni cosa regge e governa secondo il suo volere". Anche Marcantonio, suo figlio, compie ogni sorta di delitti nei confronti dei vignanellesi, tanto che entrambi subiscono la confisca del feudo. Alfonso Marescotti muore il 25 marzo 1604 e il papa stabilisce la restituzione del feudo a Marcantonio, suo figlio; i vignanellesi si oppongono ma vengono costretti ad accettarlo. Dopo la morte di Marcantonio (1609) il governo passa al figlio Sforza Vicino, che sposa Vittoria di Orazio Ruspoli di Siena. Per volere del Marchese Bartolomeo Ruspoli, fratello della sposa, i nipoti assumeranno il cognome del casato Ruspoli. Con Marcantonio Marescotti, primogenito di Sforza Vicino, ha inizio un epoca di serenita' per Vignanello, che vede il momento di massimo splendore con Alessandro Marescotti Capizucchi e con suo figlio Francesco Maria, fra il 1688 ed il 1731. In questo periodo vengono costruiti i due borghi (San Sebastiano e Molesino), la porta del Vignola, la Chiesa dei SS. Angeli Custodi, la casa del governatore, la Chiesa Collegiata e il palazzo con gli archi, monumenti architettonici di pregio che ancora oggi impreziosiscono il centro storico del paese. Il principe Francesco Maria Ruspoli, nel 1707 ospita a Vignanello Georg Friedrich Handel, che qui compose e suono' molte delle sue più famose cantate. Con le riforme di Pio VII, nel 1816, i principi Ruspoli perdono la giurisdizione sul feudo di Vignanello, mantenendo comunque il titolo nobiliare e i possedimenti. Nel 1870, con l'unita' d'Italia, per Vignanello termina il dominio dello Stato Pontificio ed entra cosi' a far parte del Regno d'Italia. Vignanello è famoso per i suoi vini, le nocciole, le castagne e l'olio extra vergine d'oliva. La produzione di vino, in particolare, risale almeno al secolo IV a.C., Il vino di Vignanello tradizionale, bianco e asciutto, nell’Ottocento e per una buona metà del Novecento, veniva portato a Roma, prima col barroccio e poi coi camioncini, per rifornire osterie e cantine private. Nel 1911, la prima Cantina Sociale di Vignanello, sorta nel 1903, vinse la medaglia d'oro all'Esposizione Internazionale di Torino con la presentazione del Greco di Vignanello. Il vino di Vignanello ha ottenuto il riconoscimento della indicazione geografica tipica “Colli Cimini” nel 1989 e la DOC nel 1992. Oggi offre una vasta gamma di rossi e di bianchi, riconosciuti e premiati nei più importanti saloni d’Italia: fra tutti il “Greco di Vignanello” e il “Ruliano”. È possibile acquistarli e degustarli presso la Cantina Viticoltori dei Colli Cimini.Va anche citato l'olio extravergine d'oliva del frantoio cioccolini http://www.vendita-olio.eu/ che nel 2013 ha ottenuto il 1° posto nella XX^ edizione del concorso regionale "Orii del Lazio" , nonchè il riconoscimento delle 3 foglie dalla guida "gambero rosso" . Fra i piatti tipici che si possono assaggiare a Vignanello primeggiano le sfiziosissime “bertolacce”, sottilissime frittelle di acqua e farine e farcite al formaggio, il “pamparito”, un gustoso pane all’anice, i “crucchi” e i “tozzetti”, biscotti alla nocciola e cioccolato i primi, con pasta dolce e nocciole i secondi, “l’acqua cotta”, una ribollita di verdure, uova e salsicce e gli “gnocchi alla gratta cacio”, gnocchi acqua e farina arricciati appunto sul dorso della grattugia. I luoghi storici e d’interesse maggiori sono la Chiesa Collegiata di Santa Maria della Presentazione (1710-1723), opera di Contini e Gazzale, consacrata da Benedetto XIII nel 1725 che accoglie al suo interno, nell’abside semicircolare, una splendida “Gloria” di angeli, un grande stucco dorato a parete con al centro la pala d’altare, rappresentata da una tela attribuita al grande esponente del classicismo seicentesco Annibale Carracci; la Porta del Molesino del 1692, detta anche "Porta del Vignola"; i Casini Ruspoli o Palazzo cogli archi 1722-1725, su progetto di Giovan Battista Contini e costruito sotto la direzione di Gazzale; la Fontana barocca del 1673, restaurata di recente; il Castello Ruspoli del 1531-1538 e il suo famoso Giardino all’italiana, considerati dalle guide turistiche una delle maggiori attrazioni del viterbese.Interessanti sono anche le aree archeologiche del Molesino e di Cenciano, la necropoli della Cupa e i Connutti o cunicoli della Vignanello sotterranea, oggi in buona parte visitabili.