VILLA S.GIOVANNI IN TUSCIA

Comune di Villa San Giovanni in Tuscia


Pro Loco di Villa San Giovanni in Tuscia
Viale Dante Alighieri
prolocovsgtuscia@gmail.com


Ufficio Turistico Villa San Giovanni in Tuscia
Piazza Savoia 2
Tel.0761/476016


 


Il paese di Villa San Giovanni in Tuscia è adagiato in una conca posta tra le colline di Poggio Aguzzo e Monte Querciola, e a nord la valle di Vallozzano, a poca distanza dalla S.S.2 Cassia, sull’estremo versante meridionale dei Monti Cimini ad un’altitudine media di m. 330° slm. Dista km. 20 da Viterbo e km. 65 da Roma. La zona è tra le più caratteristiche della provincia di Viterbo, anche se la più piccola per estensione poiché il territorio comunale conta appena 525 ettari. Per molto tempo il paese fu chiamato San Giovanni di Bieda, mentre l’attuale denominazione fu stabilita nel 1961 in base ad un Decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. La storia del sito probabilmente affonda le sue origini in età etrusca, poiché si ipotizza che la sporgenza tufacea a nord del paese, in località Praticello e lambita dal Fosso di Vallozzano, per la sua conformazione topografica ben si sarebbe prestata ad ospitare una villaggio, tenuto conto del fatto che gli insediamenti etruschi erano costruiti proprio al di sopra di pianori tufacei alla confluenza di corsi d’acqua. Resti di mura in opus quadratum di tufo, forse pertinenti ad una cinta muraria di età etrusca, sono visibili nella zona nord del paese. Una probabile necropoli etrusca afferente al villaggio va identificata in località Grottine, dove si trovano piccoli ambienti scavati nel banco tufaceo, alcuni dei quali possono essere considerati semplici sepolcri costituiti da singoli vani. Il  territorio, se pur esiguo, conserva alcune necropoli  etrusche come quelle di San Cirillo e Ripa Corbara ad ovest , Ponton Graziolo e Grottone Martarello a sud e sud-ovest, riferibili ad un’età compresa tra il   VII e il  IV secolo a.C., con tombe rupestri a dado e semidado. In località Ponton Graziolo si conserva anche, per un tratto di circa 200 m., una via cava di età etrusca, il cui tracciato fu utilizzato anche nei secoli seguenti non solo come viabilità locale, ma anche dai pellegrini per raggiungere la più famosa Via Francigena. Forse a pellegrini, infatti, vanno riferiti alcuni simboli intagliati nella parete tufacea della via, come la c.d. Croce di Lorena e la Crux Commissa, o croce di Sant’Antonio. In età romana sul sito del paese sorse una villa rustica, i cui resti giacciono al di sotto delle fondamenta delle case costruite molti secoli dopo. Secondo studi recenti condotti da ricercatori locali, le prime fasi di questa villa, per la presenza di murature in opus caementicium con paramento in opus incertum, risalgono, forse, alla fine del II secolo a.C. o agli inizi del I secolo a.C., mentre successive fasi di vita sono documentate dalla presenza di muri in opus caementicium con paramento in opus reticulatum.  Verso la metà del III secolo d.C. fu aggiunto un impianto tertmale alcuni ambienti del quale, con muri in opus latericium e pavimenti in mosaico bianco e nero, vennero in luce verso il 1960 in occasione di lavori edilizi presso Largo delle Fortezze, ed ancora oggi visibili. I mosaici sono figurati e rappresentano, tra l’altro, un mostro marino caudato, decorazioni con Nodi di Salomone, elementi floreali e uccelli.

Ricognizioni topografiche nel centro urbano hanno permesso di appurare che la villa possedeva anche un criptoportico (ambiente ipogeo), al di sopra del quale probabilmente si sviluppava un peristilio (giardino) colonnato, e un atrium (atrio), spazio oggi corrispondente alla Piazza del Comune. Qui, verso il 1960, vennero alla luce i resti di una piccola vasca, forse appartenente all’impluvium, all’interno della quale fu rinvenuto il piccolo gruppo scultoreo in marmo raffigurante Eros e Psiche, oggi conservato presso il Palazzo Comunale. Dopo il periodo romano per un lungo arco di tempo non si hanno più notizie circa il sito; è tuttavia probabile che sui resti della villa romana fu costruito un castrum (insediamento fortificato), come sembrano documentare alcune murature in bozze squadrate di calcare, allettate con malta, che vanno datate in età post classica. Forse è da identificare con l’insediamento di Villa San Giovanni in Tuscia il “Burgum Sancti Ihoannis” (Borgo di San Giovanni) nominato nella Bolla di Papa Niccolò III del 22 ottobre 1278.  Il territorio di Villa San Giovanni in Tuscia fece parte del feudo di Bieda e per un lungo arco temporale ne seguì i destini. Nella prima metà del XV secolo il feudatario fu Everso II, di modi assai dispotici, quindi i suoi figli Francesco e Deiofobo, contro la cui tirannia i blerani si ribellarono nel 1456. Nel 1465 Papa Paolo II privò Francesco del suo feudo, che passò alla Camera Apostolica, e proprio in quel periodo il paese di San Giovanni di Bieda fu ripopolato con il trasferimento di alcune famiglie blerane. Nel 1490 la Chiesa affidò il feudo a Francesco Cybo. Nel 1516 Papa Leone X concesse il feudo di Bieda al condottiero Lorenzo Orsino degli Anguillara, a saldo di un debito di guerra di 500 ducati d’oro. Nel 1536 i suoi figli Giovanni Battista e Lelio ripopolarono il paese con l’invio di alcune famiglie di coloni provenienti da Emilia Romagna, Umbria e Ciociaria. Nel 1572 il feudo passò di nuovo alla Camera Apostolica. Nel 1590 l’abitato di San Giovanni di Bieda fu scelto dal brigante Alfonso Piccolomini, che vi si rifugiò con 500 compagni d’armi contro i quali Papa Pio V intraprese una guerra senza quartiere. Nella prima metà del XVI secolo fu edificata la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, oggi non più esistente, perché sulle sue rovine agli inizi del XX secolo fu costruito il Palazzo Comunale. Verso la fine di questo stesso secolo, o nei primi anni del XVII, fu costruita la piccola chiesa della Madonna della Neve, ancora esistente, nominata per la prima volta nella Visita Pastorale del 1612, e ampliata nel 1622. L’altare maggiore è ornato da un affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino, mentre i tre altari laterali sono dedicati, rispettivamente, a Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista, a San Filippo Neri, e l’ultimo ai Santi Carlo Borromeo, Lucia e Francesco d’Assisi. La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista fu edificata su progetto dell’architetto Prada di Viterbo tra il 1717 e il 1726. Il quadro che orna l’altare maggiore, raffigurante la natività di San Giovanni Battista fu dipinto nel 1756 dal pittore locale Francesco Guerrini, il cui atelier era a Viterbo.  

Tra gli altri Santi venerati nella chiesa si ricordano Sant’Albano e Santa Benedetta, Compatroni del paese insieme a San Giovanni Battista, e i Santi Egidio e Antonio Abate. Nella seconda metà del XVII secolo il cornetano Francesco Falzacappa edificò un complesso edilizio localmente conosciuto come il Palazzaccio. Un’epigrafe rinvenuta negli anni ’60 del XX secolo, ora proprietà privata, testimonia che nel 1664 il personaggio costruì l’edifico “aereproprio” (“A proprie spese”). Nel XVIII secolo il paese conobbe un importante sviluppo urbanistico, continuato poi nel XIX e nella prima metà del XX secolo. Nel corso del XIX secolo Villa San Giovanni in Tuscia diede i natali ad alcuni personaggi illustri quali: Monsignor Simone Medichini (1831-1916), sacerdote e scienziato naturalista, autore, tra l’altro, di un importante studio sul Bulicame di Viterbo e cofondatore del Circolo diSanta Rosa di Viterbo insieme a Mario Fani; Padre Mauro Liberati (1881-1969), Procuratore Generale dei Passionisti in Vaticano, e promotore della causa di beatificazione di Maria Goretti. Tra i monumenti, antichi e moderni, degni di nota si ricordano: i resti di ambienti termali della villa romana presso largo delle Fortezze; il Monumento ai Caduti di tutte le guerre (1922), in Piazza Savoia, ornato con una colonna di marmo spezzata proveniente dall’antico sito di Norchia, che simboleggia il sacrificio di tante vite umane; la Fontana della Pace e della Tolleranza (1996) presso i Giardini Comunali; un gruppo scultoreo in travertino dedicato alla Famiglia contadina del Passato (2011). Da visitare anche la Casa del Passato, realizzata a cura dell’Associazione Culturale “La Scuffiaccia” nel 2010. Per l’importanza culturale si segnala il Palazzo ex IPAB in Piazza Savoia, recentemente convertito in Centro Culturale Santa Maria Goretti, che ospita la Biblioteca Comunale, l’Archivio Storico, l’UfficioTuristico, l’Erbario permanente di Lucia Menicocci, la Sezione locale della Protezione Civile, il Centro AVIS; e il Centro Polivalente presso via del Mattatoio.  Nel territorio, che si caratterizza per una natura splendida ed incontaminata, è da ricordare la località Scuffiaccia, recentemente destinata a Parco Naturalistico, dove sorge un’antica fonte, e presso la quale vi è un’area attrezzata per pic-nic. Tra i prodotti tipici si segnala l’olio extravergine di oliva. Tra le feste più importanti si ricordano la Festa della Madonna del Carmine, detta localmente Festa delle Donne, che di solito cade la seconda domenica di Luglio, nel corso della quale si svolge la rinomata  Sagra della Trippa, mentre la Festa Patronale in onore di San Giovanni Battista si svolge la terza domenica di Agosto con la ormai ventennale Sagra della Pezzata.